domenica 13 maggio 2012

Storia di una zavorrina


Sono le 19 passate di una domenica dal cielo in bianco e nero. Mapi sorseggia una tisana alla malva, stravaccata sul comodo divano di casa. È preoccupata. Il suo Max_Panigale non è ancora rientrato dal giretto con gli amici del motoclub Ducati e non si è nemmeno fatto vivo a ora di pranzo, come da consuetudine, quando lei decide di non andare.
Mapi si fida ciecamente del suo centauro, sa quanto è esperto, prudente ed equilibrato alla guida e nella gestione del potente motore desmodromico. Ad impensierirla sono due o tre turpi membri del club: Pantera, Celhoduro e Giova_82, biker fuori di testa che non temono il rischio e vanno irresponsabilmente su e giù per i passi come fossero a Misano. Una volta il Pantera si schiantò sull’Aurelia su un R1, si rialzò indenne, chiamò il carrattrezzi, salì a bordo della moto di un compare con la tuta tutta raschiata e proseguì il giro tra le colline come se nulla fosse. La settimana successiva aveva già rimpiazzato la sua Yamaha fracassata con un GSX nuovo di zecca.
Racconti come questo, ascoltati sempre a mandibola serrata, durante le riunioni, i raduni o le cene del club, provocano angoscia in Mapi. Teme che Max prima o poi possa perdere l’aplomb alla guida e spingere forte sul gas all’inseguimento di quei tre forsennati. Questa domenica non ha avuto la forza di indossare casco modulare, guanti e paraschiena - oggetti di cui fino a pochi anni prima non era neanche a conoscenza - per accompagnare il suo uomo lungo le adrenaliniche cavalcate tra i tornanti. Ma sono tanti i chilometri percorsi fino ad oggi con gran dignità nei panni di zavorrina. Ormai è una veterana: dai gesti di Max capisce quando e come saltare in sella, se in fretta o delicatamente; quando è il momento di tirare fuori il telepass o il bancomat; quando accovacciarsi dietro la schiena del pilota, per agevolare l’aerodinamica; quando chiudere gli occhi, per non patire l’effetto montagne russe durante le fulminee scalate verso i passi.
Nei noiosi trasferimenti autostradali chiacchiera a lungo in interfono: per ringraziarla della pazienza, lui le tiene la mano sul ginocchio e le promette un’altra cena al lume di candela, un weekend al mare o un regalo speciale. Così lei lo abbraccia fino a sentire lo stridere delle giacche di pelle. Se invece viaggia nel silenzio dentro il casco, pensa a quanto sarebbe romantico e confortevole trascorrere un paio di giorni a Firenze ogni tanto, magari arrivando in treno e portando con se tutta la sua roba, senza rinunce, dentro un supercapiente trolley a quattro ruote piuttosto che dentro una borsa laterale Givi o ancora peggio dentro un microscopico zainetto appiccicato alla schiena. Quanti sospiri, sotto la visiera, sognando un finesettimana di primavera lontani dall’asfalto, immersi nella quiete rassicurante di un resort. Una sauna, un idromassaggio, un trattamento benessere. Sdraiati sui lettini, avvolti da morbidi asciugamani profumati, scambiandosi baci e tenendosi per mano.
“Se Max non avesse la passione per la moto, il pensiero di percorrere 400 chilometri al giorno non mi avrebbe mai lontanamente sfiorato”, si sfoga Mapi con le amiche. Ma in cuor suo sa bene che, pur di stare accanto all’uomo che ama, farebbe questo ed altro. Vedere gli occhi di lui stracolmi di vitalità quando si sfila il casco, sentire il suo entusiasmo durante i discorsi con gli altri biker, percepire la sua spensieratezza tutte le volte che accende il motore del Ducatone. Tutto questo rende serena anche lei.
Ma oggi non sono insieme. Mapi non aveva voglia di svegliarsi ancora una volta alle 8.30 di domenica mattina. Voleva godersi un’eccitante colazione con le amiche al centro, parlare del più e del meno senza orari e senza freni, godere del primo tiepido sole primaverile, sfogare le sue ansie, scambiare consigli di salute, di bellezza, di vita. E ridere senza limiti.
L’agitazione per il silenzio e il ritardo di Max adesso crescono, la luce del pomeriggio si fa fioca, non c’è più tisana nella tazza. Trilla il telefono, ma è solo il tweet di qualche rompiscatole. Mapi butta uno sguardo in cortile dalla finestra, drizza le antenne per captare il rombo sordo di un motore, digita il numero di Max: “il cliente da lei chiamato non è disponibile”.
E se gli fosse successo qualcosa? “Proprio oggi che non sono con lui. Se avesse bisogno di me?”. Inizia a cercare sul notebook di Max i numeri della cricca del motoclub. La batteria è scarica, non ricorda la password, passano i minuti. I pensieri si rincorrono tra un’ipotesi e l’altra e, proprio mentre l’iperattività cerebrale tipicamente femminile è al suo massimo, un rumore di serratura che si apre frantuma ogni sospetto. Quel mellifluo di Max_Panigale entra in soggiorno sorridente e, come un bambino con le mani sporche di marmellata, si tuffa sul divano per abbracciare Mapi. Senza neanche togliere gli stivali, ancora bardato nella corazza da centauro. Lei, con il volto atrofizzato, sfoggia una tipica smorfia alla Mr. Bean e vorrebbe buttarlo giù dalla finestra con tutta la moto. Lui si affretta a sciogliere il gelo: “Amore scusa, a pranzo non ho fatto in tempo a chiamarti perché quel nerchione del Pantera ci ha fatto mangiare un panino al volo… Ho anche dimenticato di caricare il cell, mi si è spento stamattina dopo due foto: per caso avevi provato a chiamarmi?”.

Lascia il tuo commento al post


Torna alla HOME 
Vai agli ITINERARI 
Vai alle INTERVISTE 
Vai agli SPECIALI 
Vai alle CHART

Seguici anche su:

domenica 6 maggio 2012

Due romanzi, due viaggi in moto


Scrivere un libro è il sogno di tanti. Scrivere un libro di viaggi in moto riesce a qualcuno. Scrivere un libro di viaggi in moto che emozioni davvero riesce a pochi.
Girare tra bancarelle e librerie alla ricerca di racconti di viaggio (possibilmente conlamoto…) che stimolino la fantasia è uno dei miei svaghi preferiti. Sebbene gli scriventi o scribani come me dovrebbero lodare la rete e i siti di free bloggin, promuovendoli come i mezzi migliori dove condividere gratuitamente riflessioni ed esperienze, senza dover sottostare alle logiche commerciali dell’editoria tradizionale, è innegabile che sfogliare e tenere tra le mani un oggetto tangibile come un libro, che profuma di stampa e dove le parole restano impresse per decenni, ha un fascino insuperabile. E pubblicarne uno rappresenta un traguardo straordinario per ogni appassionato di scrittura che abbia una storia da raccontare. 
Nella sezione Viaggi delle librerie è facile trovare libri dedicati ai viaggi in moto, ci sono i classici del compianto Giorgio Bettinelli e i best seller di Ted Simon, ci sono i nuovi autori come Giorgio Serafino e ogni tanto salta fuori anche qualche nuovo esploratore su due ruote che prova ad inserirsi in questa sottile nicchia editoriale.
Nella sezione Guide Turistiche invece si trovano ben altro tipo di libracci scritti senz’anima da chissà chi: le guide che propongono una serie di freddi e anonimi itinerari in giro per l’Italia, secondo il volere dell’editore di turno. Ne sono allergico perché, piuttosto che tenere un mattone di guida sulla borsa serbatoio, preferisco accendere la moto e andare dove mi porta l’istinto, imboccando le strade che sul momento mi affascinano di più. È sufficiente una buona cartina stradale. E via.
Tornado alle librerie, i testi più insoliti e sorprendenti da scoprire sono quei romanzi che affrontano temi più ampi e generici rispetto al motociclismo puro, ma che ricorrono ad esso per esprimere il senso di libertà di cui la moto è emblema. Giorni fa ho beccato due libri freschi di stampa molto interessanti che appartengono proprio a quest’ultima categoria. E li consiglio vivamente.


Il primo è “Stranieri alla terra” di Filippo Tuena (Nutrimenti, 352 pagine, 18.50 euro). Mi incuriosisce la bella immagine di copertina in bianco e nero che immortala la ruota di una moto che sfreccia sull’asfalto: la forcella mi sembra conosciuta, sembra una di quelle prodotte ad Hinckley da Triumph. Come m’insegnò la prof. Patti durante le lezioni di italiano ai tempi delle superiori, do subito un’occhiata alla sintesi, alla bio dell’autore e all’indice, scoprendo che la seconda parte del romanzo racconta un viaggio autobiografico in moto, alla ricerca delle proprie radici, in sella a una splendida Triumph Speed Triple T301 monofaro, immortalata pure tra le pagine del libro. Sul sito della casa editrice è descritto come “un viaggio della memoria in motocicletta sulle strade d'Italia, verso Roma, per tornare alla casa di famiglia, ai corridoi e le tappezzerie, le foto d'infanzia, i genitori, al catalogo amaro degli scomparsi e di quello che resta. Con un'eccentrica tappa conclusiva”. Aggiungo anche un breve estratto dal libro: “Un motociclista ha potere sul tempo e sullo spazio e può interrompere in ogni momento la sua corsa anche se ha il sospetto che sia il tempo ad avere su di lui potere assoluto tanto da poterlo condurre attraverso deviazioni imprevedibili di fronte a panorami inattesi”.


L’altra sorpresa è il quarto libro più venduto in Italia e il secondo nelle librerie Feltrinelli: non lo sto certo scoprendo io, ma promuovere la cultura non è mai superfluo!
Di nuovo, ad attirare la mia attenzione è l’immagine di copertina: una Harley Davidson stilizzata, superaccessoriata e stracarica di bagagli, su uno sfondo verde fluo. “Se ti abbraccio non aver paura” di Fulvio Ervas (Marcos y Marcos
, 320 pagine, 17 euro) è la vera storia di Franco, padre disposto a tutto per combattere la malattia del figlio, e Andrea, un ragazzo autistico dall’abbraccio dirompente. Un'avventura coraggiosa e imprevedibile raccontata con umorismo: in fuga da terapie di ogni genere, padre e figlio partono insieme per un viaggio diverso e senza meta. Tre mesi in moto tra strade, deserti e città, 38mila chilometri attraverso l'America, verso il Messico e fino alle foreste del Guatemala e dell’Amazzonia. Durante il viaggio i ruoli tra i due si ribaltano e non si sa più chi sia “diverso”. Il genitore impara dal figlio ad abbandonarsi alla vita e finisce per desiderare di rimanere in viaggio con lui per sempre. Credetemi, vale la pena salire su quella Harley con Franco e Andrea.

Lascia il tuo commento al blog

Torna alla HOME 
Vai agli ITINERARI 
Vai alle INTERVISTE 
Vai agli SPECIALI 
Vai alle CHART

Seguici anche su:

domenica 29 aprile 2012

Come twittano i moto-opinionisti?


La moto e i social media sono soltanto apparentemente mondi a se. Facebook, Google+, Instagram, Twitter e gli altri rappresentano un modo nuovo e sempre più condiviso di diffondere (e reperire) notizie come alternativa ai mezzi tradizionali, ad esempio i quotidiani, e un ottimo mezzo tramite cui costruirsi una reputazione online. Esserci, esprimere opinioni (meglio se affidabili), suggerire dibattiti e, perché no, influenzare la community che popola la rete è una febbre che ha contagiato anche i nomi più influenti e popolari del mondo motociclistico, in particolar modo coloro che fino ad oggi erano soliti scrivere seguendo i canali tradizionali. 
Concentrerei l’attenzione su Twitter, affascinante piattaforma di microblogging (massimo 140 caratteri per tweet), il social che negli ultimi mesi, non solo in Italia, ha ottenuto la maggior crescita esponenziale per numero di utenti. E sono tanti gli opinionisti, celebri nella comunità delle due ruote, che si cimentano quotidianamente tra tweet, hashtag e follower.
Da settimane seguo con interesse i tweet di alcune delle penne (anche se forse dovrei dire “tastiere”) più popolari tra i biker ed ecco cosa n’è uscito fuori.

Giovanni di Pillo 
@giovanniDiPillo


Lo storico commentatore della SBK di TMC e La7, oggi in forze sul canale satellitare Nuvolari, è un po’ come un fratellone maggiore, quello che non cresce mai e che è “reo” di aver trasmesso a mezza Italia la passione per le moto e le svirgolate sull’asfalto. Sebbene sia molto più attivo su Facebook, il Dipi twitta con una media di tre o quattro incursioni al giorno ed è seguito da più di 3000 follower che delizia con commenti senza peli sulla lingua e con quel sarcasmo sopra le righe che fa spettacolo. Poco o niente sulla vita privata, tante immagini scattate in giro per le piste e gli eventi motoristici di tutto il mondo, tweet dedicati ai suoi argomenti preferiti - la SBK e il motocross, di cui è attento conoscitore e soprattutto appassionato tifoso - e parecchie risposte senza filtro ai follower. 
Di Pillo è sempre se stesso, perciò i fan lo adorano: il suo essere personaggio ha a che fare più con la passione vera per le due ruote che con la fama ottenuta dalla tv. 



Paolo Beltramo
@BeltramoPaolo


Il sovraumano volto dei box del motomondiale, oramai un tutt’uno con cuffia, microfono e zainetto, è un altro smanettone capo di Twitter, piattaforma che sfrutta a 360° per interagire con i colleghi della redazione e per raccontare indifferentemente vita privata, riflessioni su temi sociali e ciò che accade in pista durante ogni weekend di gara. Molti i tweet dedicati al compianto grande amico Sic. Ai 32.000 follower Beltramo scrive con stile informale e linguaggio schietto e amichevole, allegando immagini della quotidianità, rispondendo con grande disponibilità e lanciando almeno un paio di retweet al giorno. Insomma, è un simpatico pacioccone anche online, tanto che ormai tutti vorremmo lui comodamente seduto al fresco in studio a Fuorigiri, a commentare il dopogara, e il mesciatissimo Bobbiese a sgobbare e sudare correndo sotto il solleone avanti e indietro tra i box…

Nico Cereghini

 
Illuminato dalle luci accese anche di giorno, Nico Cereghini continua a fare il giornalista con responsabilità, passione ed esperienza, sia su carta stampata che in tv. Per lui Twitter sembra essere fondamentalmente un amplificatore di altri canali su cui concentra il suo impegno online, la pagina Facebook, il sito nicocereghini.it e gli editoriali su moto.it. Twitta mediamente non più di una decina di volte al giorno, il suo linguaggio evidentemente non è da pischello twittarolo, non ricorre quasi mai ad hashtag e retweet, ma risponde con generosità agli oltre 5000 follower. I temi preferiti sono i piloti del mondiale, la MotoGP e la Moto2, la tecnologia e la sicurezza in moto e le prove delle ultimi modelli in commercio, che effettua con autorevolezza e proverbiale dovizia. Puntuali anche i tweet sulle sue rubriche in tv ma nessun riferimento alla vita privata. Vecchia scuola, valori solidi. Ah, se ve la siete persa, leggete la nostra intervista a Nico in occasione dell’uscita del suo ultimo libro.

Guido Meda

Il commentatore tv della MotoGP, nonché collaboratore della rivista Due Ruote, c’è! È uno dei moto addicted più vivaci e pratici nell’utilizzo di Twitter. Cinguetta con frequenza elevatissima (può arrivare a 50 tweet al giorno!), non si risparmia nell’utilizzo dei retweet e risponde puntualmente a quasi 110.500 follower. Chissà se twitta “in piedi sul divano”… 
Come per le telecronache, il suo stile è scanzonato, diretto e spontaneo anche in soli 140 caratteri. Si concentra soprattutto su temi attinenti al mondo delle gare ed interagisce con tutti i suoi esponenti, piloti, giornalisti, addetti ai lavori. Promuove gli appuntamenti e le rubriche di Sport Mediaset, ma è solito sfornare anche opinioni a tutto tondo, commentando temi socialmente in auge e raccontando momenti e aspetti della sua vita privata (tipo postare le immagini della sua bella Alfa d’epoca).
Incontrarlo di persona però è meglio: l’ultima volta che ho scambiato due battute con lui, a un rinfresco, dopo una conferenza stampa, aveva un gamberetto tra i denti che lo rendeva ancora più uno di noi. 

Come altri social, Twitter, utilizzato con perizia e intelligenza (e con la dovuta cautela anti overdose…), è uno strumento di condivisione che offre infinite potenzialità in rete. Non solo per commentatori e opinionisti: anche i piloti MotoGP e SBK sono attivissimi tra tweet e retweet, ognuno con la sua personalità, ognuno con i suoi argomenti. 
La smania ha contagiato anche te? Allora non dimenticare che pure Conlamoto.it ha la sua modestissima pagina Twitter: al momento siamo solo 19 coraggiosi follower - preferiamo crescere lentamente, sani e forti - però qualche decina di nomi in più non guasterebbe...

Lascia il tuo commento al blog

Torna alla HOME 
Vai agli ITINERARI 
Vai alle INTERVISTE 
Vai agli SPECIALI 
Vai alle CHART

Seguici anche su:

domenica 22 aprile 2012

Biker & numeri


I numeri fanno parte della nostra vita in maniera irrinunciabile. Li impariamo da bambini perchè rappresentano un linguaggio universale, attraverso il quale interagire non soltanto nelle facoltà di Matematica ma in ogni luogo e momento della quotidianità. 
Sui numeri hanno basato celebri teoremi da premio Nobel, hanno scritto canzoni, romanzi, serie tv. Un numero può essere il nome di una persona, di un cane, di una band, di una radio, di una tv, di una rivista, di una canzone, di un club, di un film, di un brand, di un’automobile, di un aeroplano e ovviamente di una motocicletta.
Ognuno di noi ha un numero fortunato: la propria data di nascita, quella di una persona cara o di un avvenimento importante. E c’è anche chi lo porta sempre con se, appeso al collo o al polso o addirittura tatuato sul corpo. 

Fonte: dennishanna.com

Nell’epoca contemporanea i numeri rappresentano soprattutto l’emblema dei campioni dello sport, tanto che alcuni li hanno trasformati in marchi di fabbrica. Numeri speciali, con un’anima, capaci di esprimere emozioni: non più solo fredde cifre matematiche utilizzate per dare un ordine crescente a un gruppo di persone su un elenco. 
Tra i numeri più amati dagli sportivi non si può fare a meno di citare il 10 del più grande calciatore di tutti i tempi, Diego Armando Maradona. O, passando dal prato al parquet, il 23 di Michael Jordan, leggendaria guardia dei Chicago Bulls. E poi i numeri legati agli sport motoristici come la F1: il 27 di Gilles Villeneuve, sfortunato campione della Ferrari, morto tragicamente in pista nel 1982, mette i brividi solo a pensarlo. 

Fonte: 58marcosimoncelli.it

Anche nelle due ruote alcuni numeri sono entrati nella memoria collettiva a causa della scomparsa improvvisa del proprio titolare. Il caso più recente e doloroso è quello del grande Sic e del suo 58, numero che oggi spopola ovunque nel paddock della MotoGp e non solo, proprio in omaggio al compianto pilota romagnolo.
Per fortuna molti dei numeri che ci emozionano restano ancora impressi sulle tabelle delle moto di tanti campioni in attività, su tutti Valentino Rossi, il primo che ha creato un vero e proprio business trasformando un numero nel brand vincente VR46. Per lui la scelta è legata a motivi affettivi: il 46 era il numero con cui Graziano, il suo babbo, vinse la prima gara con la Morbidelli 250 nel 1979. 

Fonte: ducati.it

Altri numeri legati a campioni del motociclismo che furoreggiano sono ad esempio il 69 stilizzato stars and stripes di Nicky Hayden, il 99 del Por fuera Jorge Lorenzo e, mi piace sottolinearlo, il 222 di Tonino Cairoli, pluricampione del mondo di cross, orgoglio mio e dei miei conterranei siculi.

Fonte: tonycairoli.com

Anch'io sono affezionato a un numero: il 3, forse mi piace perché è simmetrico. È sempre stato il mio numero di maglia portafortuna sui campi di volley e, da qualche anno, preceduto da uno zero che lo rende ancora più personale, è impresso anche sulla tabella laterale delle mie moto, la Yamaha TTR prima e la Triumph Scrambler oggi. Proprio la bicilindrica inglese, in occasione del suo lancio sul mercato, ha rialimentato la passione per le tabelle portanumero: nel 2006, sulle prime brochure faceva bella mostra una rara versione a carburatori che, oltre al motore spazzolato (e non ancora nero opaco) e al serbatoio nella colorazione blue caspian / white, aveva il 278 impresso sulle tabelle laterali. Era il numero di gara con cui nel 1964 l’impavido Steve McQueen partecipò alla Sei Giorni di regolarità nell'ex DDR con lo squadrone americano, di cui, tra gli altri, facevano parte i fratelli Dave e Bud Ekins


Oggi in tanti personalizzano la moto appiccicando un numero portafortuna o quello del loro beniamino sulla tabella, sopra il faro anteriore o sulle fiancate. Non solo moto da pista, da cross o da gara in generale: molte naked, supersportive, endurone e moto storiche vengono rese uniche anche da questo semplice, vecchio rito. 
Fin qui di numeri ne ho già dati troppi: sarebbe bello se adesso foste voi a raccontare qual è il vostro numero portafortuna e perché.

Lascia il tuo commento al post 

Torna alla HOME 
Vai agli ITINERARI 
Vai alle INTERVISTE 
Vai agli SPECIALI 
Vai alle CHART

Seguici anche su:

domenica 15 aprile 2012

Un jet per la testa


Se dessimo rigorosamente retta alle sacrosante regole sulla sicurezza in moto, dovremmo andare in giro sempre imbacuccati tra giacche e pantaloni con protezioni, guanti, stivali e quant’altro. Sappiamo bene che non è possibile: quando saltiamo in sella non ci vestiamo ogni volta da astronauti, soprattutto nell’utilizzo quotidiano della moto. Magari la giacca si, forse i guanti. E naturalmente il casco. Qui ci sono due fazioni: gli intransigenti dell’integrale sempre e comunque e i praticoni del casco aperto. Non so da che parte stiate, tuttavia è innegabile che, per quanto meno protettivi degli integrali, i caschi jet rappresentano un’alternativa in termini di praticità e ventilazione. Inoltre, da quando il marketing ne ha legato l’immagine a gare epiche o a miti del passato, i jet si stanno imponendo come veri e propri oggetti di culto. Tanto che anche sulla qualità dei materiali e delle grafiche si sono compiuti passi da gigante.
Il casco ormai è un irrinunciabile accessorio moda, con l’evidente differenza che oltre ad essere bello e figo salva la vita. Con la stagione mite sempre più vicina e l’immane concentrazione di raduni nei mesi di aprile, maggio e giugno, non venite a raccontarmi che l’idea di mettervi in testa un jet nuovo fiammante non vi abbia stuzzicato.
La definizione di jet è molto ampia, ne esistono di tutti i tipi e per tutte le tasche. Ho scartato marchi e modelli basic e ho selezionato cinque versioni di qualità elevata che strizzano l’occhio al vintage, fattore che, date le ultime tendenze, accresce ulteriormente l’appeal. La scelta è di pancia, quindi – sia chiaro – non aspettatevi di leggere Altroconsumo… 

Davida Jet Silver UJ Sides

La Union Jack è ormai dappertutto, non c’è linea di abbigliamento tradizionale (figuriamoci quelle dedicate ai biker) che non abbia in catalogo un capo con la grafica ispirata alla storica bandiera britannica. L’originalità del Davida Silver UJ Sides è fondamentalmente lo sfondo color silver, che dona ulteriore fascino allo stile british. I Jet Davida hanno la calotta in fibra, con interni e rivestimento cinturino in pelle. Dicono siano comodi e silenziosi, ma finché non ne proverò uno, non garantisco. Costa 300 euro, ma con gli accessori il prezzo cresce notevolmente.



DMD Triple

Le tre strisce che dalla nuca giungono alla fronte sono una delle grafiche più semplici ed efficaci di sempre. Sportivo ma non troppo, elegante ma non bavarese, il DMD Triple ha la calotta in fibra, gli interni removibili e lavabili e gli automatici per la visiera “di serie”. Certo, con la moto total black non c’entra una mazza... Costa 160 euro. 



Premier Vintage ST2

Le grafiche più gettonate sembrano somigliarsi un po’ tutte, ma quella del ST2 mi ha conquistato per originalità, non è scontata ma nemmeno maranza e ce n’è una versione simile anche in blu. Belli anche gli interni (removibili e lavabili) in beige. L’unica cosa che mi convince poco è l’occhiale a scomparsa che lo fa somigliare ad uno di quei terribili Momo. Per il resto il Premier Vintage ST2 ha la calotta in fibra tricomposita e pesa un chilo circa. Costa 220 euro.



Bell R/T Replica 6Day Limited Edition

L’ho lodato spesso in passato e non potrebbe essere altrimenti. È il classico dei classici, celebre perché indossato dall’icona Steve Mc Queen ma di vera sostanza per la qualità dei materiali. È dotato di frontino parasole removibile e di borsa old style. Ha gli interni in pelle made in italy ed è favoloso se accessoriato con la tipica visiera bubble. Lo davano in saldo al Moto Days 2012, ma è andato a ruba e sono rimasto a bocca asciutta… sigh!  Il Bell R/T Replica 6Day Limited Edition costa 250 euro. 


Project for Safety Blackracer BR 09

I caschi colorati a tinta unica secondo me sono sempre quelli di maggior personalità. E questo glitter yellow ti fa subito immaginare di guidare una bagger a gas spalancato lungo il deserto, verso Las Vegas. Il Project for Safety Blackracer BR 09 ha gli interni removibili, lavabili e sostituibili, mentre la calotta esterna dispone di cinque automatici che permettono di installare qualunque tipo di visiera. Costa 190 euro. 



Nel casco ci mettiamo la testa (e non in senso metaforico) e tra tutti gli accessori moto resta uno dei più importanti, dunque mai lesinare. Piuttosto, come raccomandano i rinomati rivenditori di Porta Portese al momento della prova, ricordiamoci che un casco nuovo nun deve balla’ né deve strozza’

Lascia il tuo commento al post

Torna alla HOME 
Vai agli ITINERARI 
Vai alle INTERVISTE 
Vai agli SPECIALI 
Vai alle CHART

Seguici anche su:

sabato 7 aprile 2012

Moto itinerari per le vacanze di Pasqua


Quando, mesi fa, venne alla luce, il progetto Conlamoto.it aveva soprattutto l'obbiettivo di creare uno spazio dove condividere piccole grandi esperienze di viaggio. Personalmente ho il piacere e la fortuna di poter realizzare queste avventure in moto durante tutto l'anno e in qualunque stagione. Altri biker al contrario, loro malgrado, vuoi per lavoro, per budget o per altra roba, escono dal letargo solo in queste settimane. E il periodo delle vacanze di Pasqua per tantissimi rappresenta la prima vera occasione dell'anno per tornare in sella al proprio cavallo di ferro e girare qua e la, godendosi la moto e il piacere del viaggio.
Perciò questa settimana ho pensato di ripropporre una selezione degli itinerari finora pubblicati, realizzati tra Umbria, Toscana, Sicilia e Lazio, e di dedicarla a chi volesse trarre ispirazione per trascorrere la Pasqua nel modo migliore: conlamooootoooo!

Sicilia: Da Piana degli Albanesi a Corleone (PA)
Palermo, San Giuseppe Iato, Corleone: forse, ingiustamente, resteranno ancora legate ad un’immagine di malaffare, ma basta metterci le ruote sopra per ricredersi...

Per raggiungere Contrada Pietralunga parto da Catania di buon mattino, con l’intento di fotografare paesaggi aridi, quasi immobili...


Umbria: Primavera nel narnese (TR)
Sulla carta, la meta sembra più modesta delle Marmore o del Terminillo ma resterà tra quelle che non dimenticherò...



Toscana: Argentario (GR), una fortezza in mezzo al mare 
Il periplo (rigorosamente in senso antiorario) di un luogo straordinario, che in origine probabilmente era una vera e propria isola...


Sicilia: In Vespa al Castagno dei 100 Cavalli - Sant'Alfio (CT)
Una varietà di luoghi tanto suggestivi quanto diversi tra loro in appena 70 km...

Dal Lazio alle Marche in sella a una moto vecchia di trent’anni. Un solo cilindro e avviamento a pedale...


Toscana: tre itinerari tra Siena e Grosseto
Il Lago di Bolsena, la Valle dell’Ombrone, Montalcino e la Val d’Orcia, il Monte Amiata: improvvisare diverte cento volte di più...


Umbria: Lago di Alviano, Mille Curve e Lago di Corbara
47 km di curve disegnate da una divinità a due ruote. Ma intorno alla mitica SS79bis c'è molto di più... 


Lazio: Il litorale pontino tra Anzio, Sabaudia e il Circeo
Il litorale pontino, un tratto di costa ricco di storia e natura, ma anche di incomprensibili contraddizioni... 


Buon viaggio a tutti allora e buona Pasqua!

Lascia il tuo commento al post

Scopri tutti gli ITINERARI 
Vai alle INTERVISTE 
Vai agli SPECIALI 
Vai alle CHART 
Torna alla HOME 

Seguici anche su:

domenica 1 aprile 2012

Suzuki RGV Gamma 250: urlo metallico


Nel cuore di ogni biker non c’è solo la moto che guida tutti i giorni ma tante altre piccole grandi fantasie a due ruote. Sappiamo bene che le motociclette suscitano emozioni, la loro scelta non è certo razionale come quando si acquista lo yogurt alla Coop. Nel nostro personale catalogo delle moto che fanno vibrare l’anima trovano spazio sia quelle utopistiche all’ultimo grido (state pensando alla 1199 Panigale?), sia modelli meno recenti, incrociati durante la nostra vita passata, da bambini, da adolescenti o da giovanotti. Modelli a volte popolari e apprezzati universalmente, altre volte improbabili, tanto da spingerci all’omissione con gli amici del circolo.
Lo ammetto: quando a casa mi chiedono, all’ultimo momento, proprio a ora di cena, di andare a comprare il pane in pasta per la pizza prima che chiuda il fornaio, faccio una tragedia pur di restarmene in panciolle; ma quando ieri pomeriggio ho avvistato una spigolosa supersportiva carenata bianca sul percorso ufficio – parcheggio, la pigrizia è svanita e si è subito trasformata in smania… Ho mollato borsa di cuoio e giacca a casa, precipitandomi a fare due scatti a un gran capolavoro della meccanica datato nineties: la Suzuki RGV Gamma 250!

Dal profilo aggressivo della RGV Gamma 250 spiccano il doppio scarico, il doppio disco anteriore e il telaio in allumino.

Non sono un gran appassionato di supersportive, eppure questa “Suzukina” da pista immatricolata da strada, che sprizza adrenalina da tutti i bulloni, mi ha sempre fatto sussultare. Probabilmente perché durante l’estate dei miei 16 anni, trascorsa quasi interamente al paese dei nonni materni, rimasi folgorato da una RGV che sfrecciava ogni pomeriggio avanti e indietro lungo il corso del paese, producendo un rombo paragonabile solo a una rasoiata metallica che delizia i timpani…

Oltre a qualche "segno di vita vissuta", il codone della Suzuki è caratterizzato dagli sfiati posteriori e dal serbatoio del gas del monoammortizzatore.

L’esemplare fotografato dovrebbe essere una delle VJ22M prodotta nel 1991, una bestiolina dal rapporto peso / potenza eccezionale: 63 CV per 139 kg, dimensioni da 125 e prestazioni da 1000! La sua caratteristica più evidente (specie quando la guidi…) è il motore, un bicilindrico due tempi a V da 90° a carburatori, raffreddato a liquido e gestito dal sistema SAPC (Suzuki Advantaged Power Control), una centralina elettronica che ha il compito di ottimizzare l'erogazione ai medi regimi attraverso un sensore che rileva il grado di apertura dell'acceleratore e il numero di giri motore. Altri dettagli affascinanti sono il cambio a 6 marce estraibile, il telaio in alluminio, l'avviamento a pedale, il complesso impianto di scarico dotato di valvole parzializzatrici, il doppio terminale posto sul lato destro sotto il codone, il doppio disco anteriore e le forcelle anteriori a steli rovesciati.

La strumentazione analogica di stampo sportivo, con il bel contagiri da pista in evidenza. Si notino anche i mezzi manubri.

Mentre immortalo la RGV con l’iPhone, sotto gli occhi incuriositi dei pendolari davanti al capolinea del bus, ho il piacere di incontrare Giovanni, proprio uno dei proprietari di quell’esemplare, e certo non gli risparmio una bella raffica di domande. È un motociclista esperto anche in pista e nel garage custodisce gelosamente una Ducati 999 e una Kawasaki ZX6R del 2007, non proprio due agnellini: “Comprai la RGV Gamma quando ancora non avevo la patente, mi affascinava da sempre ed ero sbalordito dal pacchetto prestazioni, peso, estetica. Oggi le bicilindriche quattro tempi sono molto potenti e leggere, con una coppia ben distribuita tra bassi e medi regimi, e già a 2000 giri offrono cavalli da vendere. La RGV invece va guidata a un numero di giri elevato perché la spinta vera arriva solo dopo gli 8000. È una moto pazzesca, leggera, ha una buona ciclistica per la sua età e, guidandola su strade extraurbane, colpisce per capacità di percorrenza e rapidità di inserimento in curva. È eccezionale per passo di marcia e sublime nei cambi di direzione”. Lunga vita al due tempi!

Un primo piano del doppio scarico, da notare la seduta tutt'altro che confortevole per il passeggero.

Giovanni sfodera anche qualche aneddoto da smanettone: “Una volta, salendo per il Parco Nazionale d'Abruzzo, ho dato giù a una Kawasaki ZX10R del 2005: che gran soddisfazione! Arrivati al paese, il tipo mi chiese che sospensioni montassi, perché la RGV saliva e s'infilava tra le curve come una spada. La mia risposta fu: puro manico!”.

Un'immagine dell'anteriore della 2 tempi giapponese inviataci da Giovanni.

Avevo già sentito in giro che una moto tirata come la RGV Gamma fosse anche molto delicata ed il mio interlocutore me lo conferma: “Questa moto ha sempre presentato problemi di valvole. Consumandosi possono cadere nel cilindro, perciò necessitano di manutenzione continua. Qualche difficoltà anche con la carburazione e con le forcelle, che spesso cedono nel tempo”.

Il tozzo posteriore della RGV Gamma 250 con doppio fanalino squadrato, tipico di molte carenata dei primi anni '90.

Leggendo qua e la sui forum dedicati alla pista ho trovato tantissimi pareri entusiasti sulla RGV, è davvero una moto con un’anima, che sa regalare emozioni in cambio di qualche attenzione in più. Bellissimo ed emblematico il commento di stampo fumettistico di un utente di motocorse.com: “Suzuki RGV Gamma 250: fumi e canti come Jessica Rabbit, ma corri come Beep Beep”.

Lascia il tuo commento al post

Scopri gli altri SPECIALI di Conlamoto.it
Vai agli ITINERARI
Vai alle INTERVISTE 
Vai alle CHART
Torna alla HOME


Seguici anche su: