Domenica scorsa ero in compagnia di Alessandro, biker nell’anima, innamorato del Ducati Monster, che scalpita per poter tornare presto in sella. Chiacchierare di moto come ragazzini e capirsi al volo, senza temere che l’entusiasmo per le due ruote possa sembrare psicosi, è sempre divertente e non così frequente. Scambiarsi domande tipo: “Se non avessi la tua, quale compreresti?”, “Ti piace questo o quel modello?” è un gioco a cui chi vive sempre conlamoto inside, partecipa sempre senza farsi pregare troppo…
Tra le tante riflessioni, Alessandro ha lanciato uno spunto meritevole di condivisione: “Ti ricordi quando il casco divenne obbligatorio? Che periodo…”.
Tra le tante riflessioni, Alessandro ha lanciato uno spunto meritevole di condivisione: “Ti ricordi quando il casco divenne obbligatorio? Che periodo…”.
Mario Donnini, autorevole firma di Moto Sprint e autore del libro Tourist Trophy - Muori o vivi davvero, mi raccontava le origini del casco nella fascinosa cornice dell’Isola di Man: “Il suo utilizzo, pioneristicamente parlando, fu introdotto nel 1911 a seguito della morte di Victor Surridge a Glen Helen, durante la prima edizione in cui il Tourist Trophy si corse sul circuito di Montagna (sul tracciato di St. John il TT si correva già dal 1907). Il tragico evento suggerì, a tutela del capo dei piloti, l'adozione di una calotta che ai lati presentava una protezione circolare di sughero. Un progetto che ovviamente non aveva nulla a che vedere con la concezione di casco odierno”.
Da allora, durante gli anni, molta acqua è passata sotto i ponti. E la diffusione del casco ha creato nel tempo due fazioni contrapposte, quelli che "vento tra i capelli" e quelli che “la sicurezza prima di tutto”.
Fino alla fine degli anni ’70 in Italia l’utilizzo del casco era pressoché inesistente, poi nei primi anni ’80 anche da noi fu richiesta a gran voce una legge per imporne utilizzo. Finalmente nel 1986 venne arrivò la normativa che sanciva l'obbligo d'uso del casco per conducenti e passeggeri di moto e scooter sopra i 50 cc. Nel caso dei ciclomotori l'obbligo era limitato ai soli minorenni, ma nel febbraio del 2000 anche gli over 18 dovettero piegarsi alla legge.
Chi ha vissuto quel 1986, storico momento di transizione da una consuetudine a un’altra, magari nel pieno dell’impeto dei vent’anni o nel rampantismo dei trenta, non può non ricordarlo con nostalgia. Dovrei proporlo come tema a Carlo Conti!
Sin da quando andavo in giro sul mio Garelli monomarcia, il casco è stato sempre sulla mia capoccia, dapprima obbligato da mamma e papà, poi abituato a quel rassicurante copricapo plasticoso. Quindi per me l’introduzione della legge non ha cambiato molto. Solo nel periodo più squattrinato della mia vita, quando guidavo un indimenticabile Piaggio Ciao 50, mi convinsi a fare su e giù, ogni giorno, da casa all’università, senza casco. Al massimo, quando me ne ricordavo, calzavo un cappellino di lana blu scuro buono solo per gli scippi. Allora mi sembrava sufficiente. Oggi, consapevole che la mia sinusite molto probabilmente ebbe origine proprio in quel periodo, mi pento amaramente di quella scelta…
NKW, autore del blog Motociclisti da Tavola, mi raccontava come vissero l’introduzione del casco obbligatorio due amici motociclisti nell’86: “Entrambi giravano in pista e usavano già il casco. Ma mi raccontarono l'inconveniente di portare in giro le loro ragazze di allora e scoprire il “piacere” della botta casco contro casco in frenata. Oppure di quanto fosse complicato riuscire a prendere il caffè mescolando lo zucchero col casco integrale appeso al gomito…”
Qualche altro divertente aneddoto lo racconta Ergal, giovane creatore del blog Ruote Rugginose: “Nel 1986 avevo due anni. Cosa ricordo? Nulla. Potrei parlarvi però della meno famosa entrata in vigore nel 2000 del casco obbligatorio per i maggiorenni anche sui cinquantini.
Ah che grande soddisfazione! E perché tutta questa soddisfazione? Ve lo spiego subito. Per il mio quattordicesimo anno di età mi venne regalata la mia prima vespa ed a corredo di essa il mio primo casco: un AGV replica Valentino Rossi (che ora conservo in camera con un bell' autografo di "papà" Graziano Rossi)! Il mezzo non molto performante sfigurava con il casco da vero biker, ma lo portavo con orgoglio.
Arrivai a scuola un bel di' primaverile. Un bullo, pluridecorato super ripetente schiaccia marmocchi, mi vide e, con tipico accento laziale, disse: "Ao ma ndo’ vai? Me pari n'astronauta su sta Vespa!” (Google translator mode on Romano/ Italiano: "Ehi ma dove vai? Sembri un astronauta su questa Vespa!". Risero tutti. Vergogna. Autoconvincimento del giorno dopo a tornare a scuola conciato alla stessa maniera. Sberleffi.
Ma arrivò il 30 marzo del 2000, la resa dei conti, l'entrata in vigore del casco obbligatorio anche per i maggiorenni. Anche per il bruto bullo, SI! "Tu quoque, Brute, metti il casco!". E fu cosi che lo vidi, sul suo Piaggio Si, con l'unico casco a disposizione nel suo nucleo familiare: un antidiluviano Nolan rosso fuoco anni ‘70 integrale privo di visiera! Caro bullo, chi è ora l'astronauta?”.
Per non parlare dei grandissimi classici senza tempo: il casco scombina l’acconciatura degli uomini col ciuffo e delle donne con la permanente; è un peso morto che, portato a braccio, blocca la circolazione peggio di un laccio emostatico; durante le giornate afose provoca un effetto serra alla testa, con relativa sudatona modello Rocky Balboa; inibisce la comunicazione tra pilota e passeggero e quando esci con una tipa, per farle capire cosa dici, devi urlare come fossi in curva sud.
In realtà sappiamo tutti benissimo quali siano i benefici dell’utilizzo del casco. I dati oggettivi dell’Istituto Superiore di Sanità lo confermano: dopo l’entrata in vigore della normativa, tra i motociclisti vittime di lesioni al capo, si registrò un calo del 48.6% degli accessi al pronto soccorso e del 50% dei ricoveri e delle prognosi riservate.
Oggi il casco si è trasformato in un emblema del motociclista, un oggetto che esprime la personalità di chi lo indossa: jet o integrale, vintage o sportivo, monocromatico o ipercolorato, di serie o customizzato. Indossare il proprio casco è un orgoglio. E se, come direbbe qualcuno, è ben allacciato, spesso salva pure la vita.
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