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domenica 13 marzo 2016

Motodays 2016: il report


Iniziamo dal dire cosa non c'era. Un bel po' di stand ufficiali delle case madri. Tipo MV Agusta o Harley Davidson. E almeno il 50% di ragazze e hostess, che rispetto alle scorse edizioni erano desaparecidos, per la delusione dell'occhio e per la gioia del famoso "carro di buoi". Però la fiera nel suo complesso era organizzata e strutturata meglio che in passato, più razionale ed equilibrata. Me la sono cavata con 13 euro di biglietto di ingresso: prima di entrare alla Fiera di Roma, avevo rimediato un buono sconto riduzione all'iperself Agip alla Magliana.
Quest'anno il mio Motodays è stato focalizzato sulle persone più che sulle moto, seppur queste ultime siano sempre eccitanti. Il primo padiglione che visito è il 4, dove non manco di salutare gli amici di Triumph Numero Tre, Roberto, Gianclaudio e il Generale, impegnati a gestire uno spazio semplice ma stiloso, elegante e pieno di super novità: la nuova Street Twin, la nuova Thruxton (pazzesca), la nuova Speed Triple (che proverò la prossima settimana!) e i restyling di modelli come la Adventure e la Tiger 800 (che specie in versione XC ha sempre il suo perchè).   
Allo stand Mondial, il marchio milanese riesumato dopo il fallimento dei primi anni 2000, incontro Alberto di Albertoinmoto, persona simpatica ed esperto che sa il fatto suo. Probabilmente inizierà a vendere il nuovo modello Mondial, la Hipster (motorizzazione Piaggio 125 e 200, finiture ben curate e design accattivante a metà tra vintage e Diavel. Molto carina.
A proposito di marchi classici tornati attuali, sono stato ben felice di ritrovare in azione il papà di tutti noi triumphisti romani, Fabrizio Farinelli, che, lasciato il marchio inglese dopo decenni di successi, ha abbracciato una nuova sfida, rilanciare nella capitale i marchi Royal Enfield e (addirittura) SWM con i nuovi modelli ebduro RS300R, RS500R e RS650R, le supermotard SM500R ed SM650 R e le classiche: la café racer Gran Milano 440 e la scrambler Silver Vase 440. Non vedo l'ora di provarle! Presto andrò a trovarlo nel nuovo negozio al Tuscolano, chiacchierare con lui di moto è come leggere un'enciclopedia vivente dedicata alle due ruote. 
Impossibile non buttare un occhio e resistere a un tour tra le moto BMW: a parte le minchiate degli esperti di marketing, tipo la denominazione dello spazio cosiddetto Heritage, è sempre un bel vedere. Adoro la R nine T Scrambler, ma, come per la versione classica, il terminale doppio non mi arrazza affatto. Dettaglio (molto) secondario, resta una gran moto, guidarla è una goduria.
In Ducati ancora una volta hanno battuto tutti, compresi i giapponesi: uno spazio molto grande e pieno di creatività. Ormai la Scrambler (anche qui) la fa da padrona e sfoggia varianti, colori e accessori davvero molto accattivanti. Imperdibile l'XDiavel, dragster ammiratissimo e fotografatissimo da centinaia di visitatori e vero capolavoro di meccanica, ingegneria e design, 
Il padiglione delle moto d'epoca è sempre il mio preferito, ritrovi moto del passato solo apparentemente dimenticate, che anno dopo anno tornano in auge: sta volta ho beccato modelli che hanno fatto parte del mio passato, come la mitica Moto Morini 3 1/2, il mitico Malaguti Cavalcone, l'adolescenziale Honda NSR 125.
Il padiglione Custom è il mio preferito e il motivo è lo stesso: le persone, l'atmosfera. Una miriade di artigiani, tatuatori, painter, preparatori, officine meccaniche che colorano la fiera con idee molto carine. I più originali? La crew di Built for Speed, che realizza t-shirt e accessori vintage veramente originali. Nunzio Borriello di Maxi Moto Ischia, artigiano che con la pelle riveste e personalizza caschi, appendici e persino un'intera Vespa 50 Special. I ragazzi di 70s Helmets, che producono stilosissimi e coloratissimi caschi anni settanta in fibra, dalle livree incredibili, glitterati e non, vere e proprie opere d'arte per proteggere e impreziosire la nostra testa. Edo Design, lo studio di Alfredo Tricarico di San Giovanni Rotondo, grafico eccezionale, capace di creare quadri e stampe dedicate alle due ruote e specializzato in kustom kulture. Le t-shirt Johnny Rapina, in assoluto tra le più originali e colorate del mondo custom italiano, non averne una è da vuoti dentro. Simone Ceccarelli e la sua officina Ruote Rugginose, che nella categoria "Metric" del contest di Bikers Life si è aggiudicato il secondo posto con la "Black Hole", ricavata da una vecchia Yamaha XJ900. Il corner Mortomorfosi - Officina Italiana, team che realizza custom uniche ed esclusive partendo da modelli meno conosciuti, diversi dalle viste e riviste special su base Bonneville, Yamaha SR, BMW serie R e K e così via. E poi hanno un logo grafico veramente figo, direi quasi da invidia. 
Il resto? Sempre interessante la produzione Suzuki, rapporto qualità prezzo sempre al top. Bella la nuova SV 600, finalmente più sobria ma con contenuti tecnici interessanti. Fighissima la nuova Van Van 200, cresciuta di cilindrata e ancora più cool e alternative. 
Pazzesco lo stand KTM, con le maxi enduro Adventure ammiratissime e circondate di gente, ma con un corner davvero speciale che nessuno degnava della dovuta considerazione, quello in cui erano esposte due racing top: la 350 SX-F Factory del pluricampione del mondo Tony "Messina Express" Cairoli e la favolosa 450 Rally con cui lo spagnolo Marc Coma si è aggiudicato la Dakar nel 2015. Le ho bramate, mangiate con gli occhi e ricoperte di attenzioni come meritano.
Infine la più attesa del salone, la Honda Africa Twin, presente al Motodays 2016 in ogni versione disponibile, ne ho contate almeno 5 unità. Bella è bella: contenuti a gogò, moto tuttofare, tecnologia eccellente, affidabilità Made in Japan. Ma cosa esprime la più becera vox populi, proveniente da due amici intenti ad ammirarla ? "A Fa', a me me piace. Ma sto cazzo de scarico n'se po' vede: nun ce ll'ha manco er Kymko de mi' sorella"...
Alla fine ho trascorso più di 5 ore alla Fiera di Roma e mi sono divertito, anzi, se avessi avuto più tempo, sarei tornato al Motodays anche il giorno dopo, per scoprire nuove sfumature, colori e atmosfere che solo un mondo fatto di passione come quello per le motociclette è capace di creare. Anche se non si è a Colonia, a Tokyo o a Milano.

 
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lunedì 8 giugno 2015

#MakeLifeARide Tour: il video


Quella del 10 maggio sarà una giornata da ricordare, il test della nuova BMW R 1200 R l'ha resa speciale. Non solo per la qualità, le prestazioni e il design, ma anche per la cornice di centinaia di moto e di biker presenti alla rotonda sul lago di Albano, a Castel Gandolfo, e per la compagnia di vecchi e nuovi amici e amiche.

Finalmente possiamo ammirare anche il video di #MakeLifeARide Tour: ci siamo anche noi e per ben due volte, addirittura nel finale! Ecco le eccitanti immagini: se dopo averle viste vi verrà voglia di mollare l'ufficio, indossare guanti, casco e paraschiena e mettervi in sella alla nuova BMW R 1200 R, non ci sarà nulla di cui meravigliarsi...



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martedì 12 maggio 2015

#MakeLifeARide Tour: test BMW R 1200 R


La domenica di primavera alla rotonda sul lago di Albano è un classico del motociclista romano. Ci trovi le special degli hipster di Roma Nord con il Davida in testa e le supersportive pronto pista dei burini in tuta di pelle. Quando non hai una domenica intera per macinare chilometri, la rotonda di Castelgandolfo è la meta perfetta: aperitivino comodo in tarda mattinata, senza lo stress della levataccia pro trasferte autostradali, i compagni di sgarellate per un paio di curve intorno al lago, la sfilata delle zavorrine da un capo all'altro della rotonda e un tappeto di moto di ogni genere. Un belvedere agli occhi dei “malati” come noi (il tappeto di moto intendo). Insomma, è un luogo dove stazionare con piacere già senza ulteriori attrazioni. Ma se aggiungi la chiamata di BMW Motorrad Italia che ti invita proprio lì a testare la nuova BMW R 1200 R in veste di “blogger”, l’esperienza diventa proprio una vera doppia libidine coi fiocchi! 
Da vecchi marpioni del marketing e da attenti osservatori delle tribù motociclistiche, si sono inventati il #MakeLifeARide Tour, un’occasione speciale, lontana dall’algido parcheggio di una concessionaria e vicina alle curve e agli allunghi spassosi dei Castelli Romani, per provare l’intera gamma BMW Motorrad, comprese le attesissime novità R 1200 RS ed S 1000 XR (che, come mi ha promesso Alessandro Galli di BMW Motorrad Roma, proveremo prossimamente… eheh). 
Tantissima gente affolla l’area allestita da BMW Motorrad e l’organizzazione funziona molto bene: scegli la moto che vuoi provare, ti assegnano un orario in base alla disponibilità e se ne hai bisogno ti danno anche casco, giacca da moto e persino Coca Cola e salatini! 
L’atmosfera, in attesa del proprio turno, è divertente, non si parla che di moto con gente che per le due ruote ha grande passione, si scrutano i dettagli delle demo bike ed intorno è tutto un rombo di moto che sfilano, partono e rientrano. 


Ne approfitto per ammirare l’estetica della nuova R 1200 R, snella e nervosa, proiettata in avanti senza somigliare a un robot giapponese né a un armadillo. Elegante e accattivante insieme. Senza Telelever, che pur le donava una stabilità da treno merci, finalmente la roadster tedesca non è più una moto da funzionario della Bundesbank in impermeabile beige, ma una maxi naked attraente anche per un target più giovane e dinamico. A me sembra un design perfetto per chi cerca il miglior connubio estetico tra sobrietà e dinamismo. La forcella anteriore dorata a steli rovesciati della S 1000 RR (nell’allestimento Dynamic) le dà quel tocco di sportività, così come il bellissimo cerchio posteriore messo in evidenza dal mono braccio. Insospettabile anche il telaio tubolare in acciaio a traliccio sdoppiato.
Si nota subito, ancor prima di mettere in moto, anche il recente boxer raffreddato a liquido, identico a quello montato sulle cugine GS ed RT. 
Tra uno sguardo e l’altro alla R, ho il piacere di conoscere e scambiare quattro chiacchiere con due “esimi colleghi” blogger, Alessandro Narciso di lifestylemotori.it e Patrizio Cacciari di extramoto.it, simpatici e competenti.


Alle 11 tocca a me, finalmente posso pigiare il tastino START sul manubrio della nuova R 1200 R: scelgo la versione con pacchetto Dynamic e la colorazione Thunder Grey metallizzato e telaio nero. Monta persino le amate – odiate borse laterali Touring, che la appesantiscono un po’ nell’estetica, ma che si farebbero apprezzare in viaggio. La chiave non devi più infilarla sul cruscotto, grazie al Keyless Ride basta tenerla in tasca. James Bond ha “divorato” l’ispettore Derrick... I tutor BMW mi spiegano come gestire le sospensioni elettroniche ESA, il Dynamic Traction Control. Seleziono la modalità Road, metto la prima e si va. 
La cosa più impressionante che noto in sella a cotanta tecnologia teutonica è la frenata, di un’efficacia clamorosa. Ancor prima di esagerare, per far entrare in funzione l’ABS (disinseribile), percepisco tutta la sicurezza di un sistema frenante pazzesco, efficiente e facilmente dosabile. 
Altra figata, il cambio elettro assistito Pro: è un videogioco reale! In accelerazione ad esempio, cambi marcia senza mai tirare la frizione e quindi senza mai chiudere il gas! Accoppiato a un’erogazione senza vuoti, fluida e generosa, e con 125 CV sotto il sedere, è davvero super.


Il confort di guida è ottimo, la moto è stabile e la guida precisa. Quando imposto la modalità Dynamic le sospensioni si fanno più rigide. La guida estrema non è pane per i miei denti e passo subito a testare il terzo settaggio elettronico, il Rain, che se arrivi lungo in curva fa intervenire ABS e DTC anche senza la pioggia. Insomma, lo attivi per portarci dietro la nonna in sicurezza a ritirare la pensione.
Mi sono proprio divertito a guidare la nuova R, è elegante da fighetto e puoi parcheggiarla davanti al chioschetto di Ponte Milvio, indossando un abito Brioni e tirandotela alla grande; ma anche cattiva per fare lo sborone e non sfigurare se al semaforo ti affiancano una Speed Triple o una Z1000 minacciose.
Se hai 14.000 euro da spendere in scioltezza o da investire senza rischio svalutazione e nel frattempo vuoi divertirti tra le curve fuoriporta, andare a lavoro in centro tutti i giorni, viaggiare in coppia, parcheggiare davanti al baretto la sera per una birrozza, la nuova BMW R 1200 R, come direbbero ai Castelli Romani, è proprio… ’a moto tua.

Photo gallery

Con Patrizio Cacciari (a destra) di extramoto.it

Con Alesandro Narciso di lifestylemotory.it

Lo splendido cerchio posteriore imbullonato al monobraccio

Il potentissimo sistema frenante a doppio disco delle Brembo

La BMW R 1200 R (a destra) accanto alla "cugina" R nine T

Con Alessandro Galli (al centro) di BMW Motorrad Roma

Il posteriore leggero e spigoloso della R abbracciato dalle borse Touring

La R 1200 R nella versione base, senza forcella anteriore regolabile

Un bel profilo della roadster tedesca con il nuovo boxer raffreddato a liqudo in evidenza

La colorazione Light White con spoiler motore in tinta e telaio Racing Red

Video: le impressioni a caldo dopo il test


Il video di #MakeLifeARide


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domenica 11 marzo 2012

Facce da Moto Days


Nell’era di internet è sempre più facile comunicare velocemente e scambiare informazioni in tempo reale. Per questo mezzi come la carta stampata, quotidiani e periodici, perdono colpi e tentano di recuperare online. Il Moto Days 2012 ha aperto i battenti giovedì scorso e già nel primo pomeriggio dello stesso giorno circolavano immagini e anteprime confuse dedicate al salone capitolino delle due ruote. Sul web c’era già tutto ancora prima di poterlo vedere di persona: le moto, le novità, gli stand, le ragazze, le curiosità. È così che va. Onestamente ero stufo di pubblicare quattro foto buttate lì con la descrizione della rassegna più qualche commento strettamente personale. Tanto sapete già tutto. Perciò quest’anno ho deciso di raccontarvi i giorni romani della moto da una prospettiva inedita, quella di chi il Moto Days lo fa, ovvero appassionati come noi che in più hanno scelto responsabilmente di trasformare l’amore per la moto in qualcosa di serio e che quindi vivono il salone come un’esperienza molto impegnativa. Chi meglio di loro può snocciolare qualche rumors interessante sulla fiera, sui trend e magari sugli stand concorrenti? E poi, per me, il bello di queste manifestazioni è incontrare altri appassionati di moto, qualcuno con cui scambiare impressioni, sensazioni, esperienze, parlandone faccia a faccia e guardandosi negli occhi.
Il primo stand che visito è anche quello più opulento: dall’alto delle classifiche di vendita e del fatturato 2011, BMW sottolinea anche a Roma la sua indiscutibile leadership di mercato. Il candido stand del marchio bavarese è grande ed elegante, l’unico (o uno dei pochi) ad avere una lounge riservata. Sugli sgabelli del bar, di fronte ad ospiti comodamente stravaccati sui divani del salottino, incontro Alessandro Galli, responsabile vendite BMW Roma, un ragazzone abbronzatissimo, estroverso ed entusiasta del suo lavoro. Il suo punto di vista sul Moto Days non può essere che positivo, considerando la forza del marchio che rappresenta. Quella di Roma, rivela, è stata “la prima concessionaria BMW al mondo per numero di moto vendute nel 2011”. A un venditore così esperto quindi non posso non chiedere quale sia la formula per dare nuovo lustro al mercato motociclistico: “In questo momento economicamente delicato l’intero comparto dovrebbe restare unito. Nel nostro paese serve soprattutto che settori come le assicurazioni e i carburanti favoriscano l’utilizzo della moto. Gli ecoincentivi non bastano, occorrono più strutture, norme sulla sicurezza, educazione stradale ai giovani e incentivi fiscali per chi lascia a casa l’auto e sceglie di spostarsi in moto, favorendo così la mobilità urbana e contrastando il traffico nelle città.
Con soddisfazione Alessandro mi guida lungo lo stand indicando i modelli BMW più ammirati del salone: oltre all’atteso scooterone C 600 GT e Sport, tanto interesse anche per la nuova F 800 R, la G 650 GS Sertao, la S 1000 RR e le ambite 6 cilindri.
Quando gli chiedo di dismettere la maschera del venditore e di parlarmi delle moto che usa nella quotidianità, il volto gli si illumina: “Aspettavo con ansia questa domanda. Guido la mia splendida HP2 Sport tutti i giorni, ma ho la fortuna di possedere anche una custom BMW (probabilmente una R 1200 C, nda) e una RT, ideale per il turismo. Poi - non dirlo a nessuno - in garage ho anche una supersportiva gialla di fabbricazione non tedesca…”. Facile indovinare a quale marchio alluda: viva la sportività senza confini.


Manco a farlo apposta, il mio incontro successivo è con un giovanissimo rappresentante del marchio italiano più celebre al mondo tra gli amanti delle corse in moto. Lui si chiama Giacomo Romanelli ed è lo Store Manager di Ducati Roma: sono nello stand della rossa di Panigale. Giacomo è evidentemente alle prese con una responsabilità gravosa per la sua età, ma esprime grandi motivazioni. È soddisfatto di questa edizione 2012 del Moto Days: “Rispetto al passato, ho visto molti visitatori già dal primo giorno. E per il weekend è scontata la solita invasione di pubblico proveniente non solo da Roma ma da tutto il centro sud. Iniziative come quella di affiancare la rassegna Bici a Roma Expo al salone della moto sono molto efficaci”. La mia curiosità naturalmente è tutta per la moto più desiderata del momento, la 1199 Panigale: “Solo a Roma, in poco tempo, ne sono già state vendute diverse decine. Nonostante la crisi è una moto che sta andando fortissimo sul mercato proprio perché incarna lo spirito delle corse, marchio di fabbrica delle moto Ducati”. Ma non è l’unica a dare risultati e c’è una sorpresa: “Mentre continua il successo della Multistrada e del Diavel, a stupire è l’interesse fuori da ogni aspettativa che sta destando la Streetfighter 848: le prenotazioni per il test ride sono al completo da due settimane, siamo molto soddisfatti!”.
La chiacchierata con Giacomo si fa più informale quando parliamo di moto guidate: “Sono in sella dall’età di 4 anni, nelle mie vene scorre più benzina che sangue. Per 10 anni ho corso nel campionato Stock con ottimi risultati: 3° all’italiano e 5° all’europeo. Mi sono divertito tanto. Recentemente ho anche guidato la 1198 R del team di SBK Red Devils Roma con Niccolò Canepa. Nel quotidiano guido un Diavel, ma, conservando un’anima sportiva, vado spesso in pista con un 1198 S. Mi piace anche viaggiare e un anno e mezzo fa ho fatto un bellissimo viaggio tra Croazia e Montenegro sulla Multistrada: una bellissima esperienza”.


Al Moto Days si incontrano anche gli amici e il primo che passo a salutare è il buon Luigi Pierantoni del Motoclub XT500. Lui e il suo stand se ne stanno fieri alle spalle della sontuosa location Yamaha, insieme ad altri motoclub legati al marchio giapponese. Con Luigi la dimensione è più friendly e tutto si fa ancora più spassoso quando mi mostra la sua special su base Yamaha XT500: spettacolare e ammiratissima non solo da me ma da tanti altri visitatori buongustai. Nel giro di pochi minuti Fabrizio mi racconta una fiondata di aneddoti che resterei ad ascoltare tutto il pomeriggio, come quella volta in cui si fece modificare un serbatoio a Padova nientemeno che da Borile in persona, il quale finì persino per invitarlo a mangiare insieme pane e salame. Poi non perde occasione per invitarmi a trascorrere una giornata in officina con i ragazzi del moto club: credo proprio che presto lo farò molto volentieri. Infine ci confrontiamo sulle voci di insoddisfazione comune a molti espositori, soprattutto tra i piccoli e gli indipendenti, secondo i quali il Moto Days anche quest’anno è stata un’occasione sprecata: molti lamentano l’incomprensibile accostamento in spazi comuni tra stand puramente motociclistici e stand di tipologia completamente fuori contesto: venditori di panini, caramelle, formaggi e salumi. Come dargli torto.


Tra gli assenti eccellenti di questa edizione del Moto Days, gli inglesi di Triumph. Peccato, c’era molta attesa per la Speed Triple R e la nuova Adventure 1200: non si capisce se l’assenza sia stata motivata da tagli al budget della casa madre o da incomprensioni tra i concessionari romani. Per fortuna gli appassionati del marchio di Hinckley si consolano con lo stand di Triumphchepassione, dove si ritrovano tutti gli amanti delle inglesine: belle moto, bella gente e il motore 3 cilindri di un Tiger del 2007, fornito dall'irresistibile Gamberetto, indiscusso protagonista.
Poco distante da TCP faccio il mio incontro con un giovane imprenditore che proprio dalla passione per Triumph ha saputo trarre spunto per trasformarsi in uno dei creatori di special più affermati in Italia, Bruno Brunetta. Insieme al suo socio Daniele Bianchi, Bruno ha fondato Cafe Twin e al Moto Days espone una mezza dozzina di bellissime e originalissime special e cafe racer.
“Quest’anno il calo è evidente, non tra i visitatori quanto tra gli espositori. Soprattutto le case ufficiali, in tanti hanno rinunciato all’ultimo momento. Ma la crisi secondo me è soprattutto psicologica, tant’è che il numero di clienti del nostro marchio, provenienti da tutta Italia, è sempre più florido”. Poi chiedo a Bruno qualche segreto professionale: “Per preparare una special impieghiamo mediamente una ventina di giorni e non utilizziamo nessun accessorio ufficiale Triumph, disegniamo e progettiamo quasi tutto noi. Ultimamente il trend crescente è quello dei colori metal flake, molto seventies ed insoliti su moto sobrie come le Modern Classic Triumph. Mentre la trasformazione più richiesta è la variante Scrambler”. Anche Bruno vive il suo tempo libero in sella, sulla sua Thruxton: “Non rinuncio mai a un giro in gruppo o a un raduno, macino 30mila km l’anno solo di uscite domenicali!”.


Tra le case che offrono la possibilità di provare le moto nell’area esterna della Fiera di Roma su tutte spicca la mitica Harley Davidson. Non rinuncio a fare conoscenza con uno dei dealer più conosciuti in Italia, Stefano Lorenzini, il quale, insieme al compianto fratello, nel 1998 fondò la storica concessionaria Harley lungo la via Pontina, davanti alla quale ogni giorno migliaia di pendolari affogano tutte le ansie da automobilisti incazzati, imprigionati in code interminabili e snervanti. Stefano è soddisfatto del Moto Days 2012. Ne parliamo a voce alta, quasi urlando: a fianco al suo stand una cover band degli AC-DC suona sul palco a tutto volume. Le vendite tengono e la Forty Eight resta il modello più venduto in Italia. Mi racconta per filo e per segno tutte le novità in arrivo, come l’attesa Sportster 72, ma soprattutto mi mostra orgogliosamente la sua “Faina” una (pluripremiata, nda) special su base Fatboy del 2004 dedicata proprio al fratello scomparso: “A causa del mio lavoro non ho molto tempo libero, ma quando posso accendo la “Faina” e mi unisco ai ragazzi di Roma Chapter, il nostro club di harleysti che conta circa 200 iscritti”.


Prima di lasciare la Fiera ho un ultimo incontro in programma, con ben tre rappresentanti di Royal Enfield. Il marchio indiano si sta lentamente facendo largo tra gli appassionati delle moto senza fronzoli, “come quelle di una volta” sottolineano Domenico Ferri e Vincenzo Reale, rispettivamente dealer a Roma e Napoli: “Le Royal Enfield di oggi sono moto Euro 3 ma identiche a quelle del passato”. Entrambi sono soddisfatti dell’esperienza al Moto Days: “Quest’anno la rassegna è cresciuta e chi tra le case ha mancato l’appuntamento ha commesso un grande errore”. Insieme a loro anche Giada Braccini, dealer toscana, orgogliosa della Army: “È la Royal Enfield più ammirata al Moto Days e la più gettonata del mercato, non a caso ne guido una anch’io tutti i giorni. Le Royal sono versatili, maneggevoli, parsimoniose, si adattano a qualsiasi tipo di esigenza e per questo sono sempre più diffuse anche tra le donne”.


Avrei continuato all’infinito a fare nuove amicizie e a chiacchierare con loro. Però sono già passate cinque ore, le corde vocali sono giù di tono e bramano una tisana calda, mentre le gambe iniziano a chiedere una sedia o qualcosa del genere.
Mi ritaglio un ultimo momento di estasi, appostandomi dieci minuti davanti alla KTM di Cyril Despres, fresca vincitrice dell’ultima edizione della Dakar. Il pilota francese è assente: una chiacchierata con lui avrebbe chiuso al meglio la giostra dei miei incontri al Moto Days 2012.

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domenica 16 ottobre 2011

Esplode la moda bagger


Ebbene si. Credo che sia arrivato il momento di affermarlo: anche nelle città italiane sta esplodendo il fenomeno bagger. Non è più solo una sensazione, ma una certezza. E noi, che preferiamo l’underground e che siamo i cosiddetti prosumer, certe cose le viviamo ben prima che il mercato le trasformi in prodotti di massa. Infatti, quando diventeranno tali, probabilmente ne avremo piene le scatole già da un pezzo.
Bagger è un termine proveniente dagli States. Una delle definizioni disponibili su urbandictionary.com mi ha fatto molto ridere: “A woman that you would only have sex with if a bag were placed over her ugly ass face”… In realtà, nel nostro ambito, la parola bagger indica una motocicletta equipaggiata con comode borse per il trasporto bagagli. Come aggettivo è utilizzata anche per definire quei biker, adulti e danarosi, che guidano la propria moto solo nei weekend. Ciò in cui si trasformano quei motociclisti, attempati e viziosi, stanchi di trasportare bagagli in un ragno elastico fissato sul portapacchi o sulla sella e pronti a rimpiazzare la propria special, appunto, con una bagger. E in effetti è un classico, la domenica mattina, incontrare grosse custom luccicanti ed immacolate, guidate da griffatissimi biker tracagnotti, mentre fanno il giretto della rotonda.


Le bagger più conosciute e diffuse sono senza ombra di dubbio i grossi V-Twin americani. La Harley Davidson ha in catalogo le bellissime (e costosissime) CVO Street Glide e CVO Road Glide Custom: spettacolari. Perfette per le lunghe e rettilinee highway americane, ma per niente a proprio agio sulle nostre strade. Il senso delle Glide, apparentemente pesanti e piene di orpelli, è quello di viaggiare in totale relax e autonomia, senza rinunciare alla potenza garantita dal poderoso Screamin' Eagle 1802cc, al confort delle due enormi e filanti borse laterali, alla musica a tutto volume dell’impianto stereo e ad altre diavolerie tecnologiche racchiuse nel bel cruscottone protettivo. E soprattutto senza rinunciare allo stile.
Altri esempi tipici di bagger sono le big cruiser americane Indian e Victory, diffusissime oltreoceano ma rarissime sulle strade appenniniche, piuttosto che sui passi alpini. E poi somigliano ancora un po’ troppo alla Road King di Bud Spencer in Altrimenti ci arrabbiamo…

La possente Victory Cross Country. Fonte: victorymoto.com

Anche i giapponesi di Kawasaki, che insieme agli altri marchi del sol levante da sempre tentano di tener testa agli yankee nella produzione di custom di alta qualità a prezzi più accessibili, si sono accorti recentemente di questa fiammella in espansione e, fiutato l’interesse per le bagger anche in Italia, hanno messo sul mercato l’oscura e possente VN 1700 Voyager Custom: linee larghe e basse che riprendono il look slanciato e scolpito delle auto sportive americane. Un po’ la moto di Batman, chissà se spara l’alabarda spaziale.


Tutta questa premessa, oltre ad inquadrare meglio il fenomeno bagger in generale, porta secondo me a una considerazione più interessante: la tendenza ad equipaggiare la propria motocicletta con comode borse, piuttosto che caricare alla bene e meglio piccoli e grandi bagagli sul portapacchi o sulla sella, si sta evidentemente diffondendo non più solo tra le grosse custom ma anche tra generi e modelli che certo non possono essere definiti bagger puri.
Qualche esempio. A Milano, come a Roma o a Catania, girano centinaia di BMW GS 1200, la moto più venduta in Italia. Fate mente locale un attimo: quanti GS sono puntualmente equipaggiati con mastodontiche borse laterali, tradizionali o in alluminio, originali o Touratech? Sempre di più! E quasi sempre sono vuote! In sella a una tedescona iperaccessoriata, un manager in giacca e cravatta in via Montenapoleone o un carusazzo in bermuda e t-shirt in via Etnea non sono certo mototuristi di passaggio diretti a Capo Nord!

Fonte: quellidellelica.com

Il fenomeno ha contagiato, su tutte, anche altre endurone stradali: Yamaha Supertenerè, Moto Guzzi Stelvio, Ducati Multistrada: guidarle, anche in città, spogliate dei preziosi valigioni, sembra quasi creare frustrazione tra i loro possessori.


Anche tra le stesse Triumph, ad esempio le Modern Classic, o tra le Ducati Sport Classic (ahimè ormai fuori produzione) è sempre più diffusa la necessità di dotarsi di borse in cuoio e valigie in pelle laterali, per sopperire all’assenza totale di spazio a bordo dove trasportare oggetti anche di uso quotidiano.


Sembra davvero che la moda bagger stia invadendo il mercato: chissà se questa tendenza non sia solo il frutto dell’istinto dell’uomo, il quale è solito trasformare un’attitudine poco diffusa in un fenomeno di massa ogni qualvolta il conformismo lo spinge a circondarsi di beni materiali per ostentare e rafforzare il proprio status sugli altri.

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domenica 26 giugno 2011

BMW R65 “Homeless Ghost”


Non c’è una volta che non mi riprometta “Ok, oggi si va a fare un giro a piedi in centro solo per chiacchierare e prendere un gelato e una boccata d’aria”, senza che non mi smentisca puntualmente. Finché c’è da ammirare una bella special, una F3, una Paris Dakar o qualsivoglia modello a due ruote dal fascino indiscutibile, riesco ad agire con nonchalance, grazie ad un abile uso della vista periferica e a un rapido ricorso alla coda dell’occhio, agevolato da lenti da sole che rendono l’operazione più agevole e celata. Ma quando si presentano situazioni che sembrano comandate da un’entità motociclistica sovrannaturale, frutto di una probabilità inversamente proporzionale a quella che mi accompagna in ricevitoria quando gioco al Superenalotto, allora non riesco proprio a far finta di niente: addio promesse, inutile prendersi in giro. Certe cose sono segni del destino.
 
Il posteriore della R65 mette in bella mostra l'inconfondibile
estetica del boxer tedesco.

E allora eccomi, a due passi da piazza San Pietro, a scovare, davanti a un marciapiedi su cui affaccia la bottega (chiusa) di un meccanico di biciclette, la carcassa, non ancora completamente depredata, di quella che sembra essere una vecchia cara BMW R65. Che accidenti ci fa lì in quelle condizioni? È ancora targata e dotata di diverse parti di carrozzeria e apparati vari: cerchi originali e ruote (gonfie), motore (mancante di condotti, cavi elettrici e quant’altro) serbatoio (malamente riverniciato), collettori (mancanti di terminali), coppia di ammortizzatori posteriori, impianto frenante, forcella e manubrio. Perciò l’ho immediatamente ribattezzata “Homeless Ghost”.

L'anteriore della R65: spiccano il paramotore, i catarifrangenti
sulle forcelle e il disco singolo. La manopola sinistra, priva
di leva, è l'unico elemento superstite sul manubrio.

Dinnanzi ad essa inizio a fantasticare un po’. Ora, le ipotesi da percorrere circa la presenza di uno scheletro malandato di un modello così appetibile, ricco di appeal e ricercato dagli appassionati, possono essere due. La prima, la più auspicabile, è quella di un collezionista che, finalmente, dopo anni di ricerca, può iniziare a dare il via al proprio sogno nel cassetto: trovare un vecchio boxer bavarese impolverato nel garage di un ignaro possessore, con cui fare un affare di poche centinaia di euro, rimetterlo in sesto e riportarlo ai fasti di un tempo. Un’avventura emozionante ed appagante, certo più stimolante della semplice idea di recarsi presso un concessionario, staccare un assegno dal almeno 8000 euro e portarsi a casa un modello fresco di fabbrica.

Sulla parte destra della bavarese si notano i bellissimi cerchi, il freno a tamburo posteriore, la trasmissione a cardano e il logo dell'elica ancora ben visibile sul serbatoio rivernciato.

La seconda ipotesi, più malinconica, è quella di un proprietario attempato che, stanco di ovviare alle tante magagne del vecchio impianto elettrico della tedescona, dopo una rimessa lunga almeno un decennio, decide di liberarsene e di cederla ad un astuto meccanico di moto pronto a spogliarla delle parti ancora in buono stato per arricchire la moto usurata di un cliente esigente e disposto a pagar bene. Mors tua vita mea.

Dettaglio del serbatoio, su cui una mano impietosa ha inciso
un'originale dedica d'amore.

Quando l’indomani, come per accertarmi se possa aver bisogno di qualcosa,  ripasso dallo stesso luogo per ammirare ancora una volta la vecchia R65 abbandonata e renderle omaggio, il posto moto è vuoto. Qualcuno l’ha portata via. Verso una vita migliore, a percorrere ancora centinaia di chilometri cavalcata dal suo nuovo fiero proprietario, o verso la fine estrema dei suoi giorni, smembrata delle sue parti vitali e diretta verso la fredda indifferenza dello sfasciacarrozze.

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sabato 23 aprile 2011

Francia: viaggio di nozze (per caso) in Provenza


di Luciano Paglia

Premessa: non avrei mai pensato che il mio viaggio di nozze potesse essere un viaggio transeuropeo in moto. Ma ancor meno mai avrei potuto pensare che potesse essere la mia Ninalucia a proporlo. Che vi devo dire... sarà che certi uomini nascono fortunati!

Giorno 1 - 16/06/2010: Catania - Palermo - Genova.
Il primo giorno di viaggio comincia con la frenesia che accompagna la preparazione dei nostri bagagli. Non avevamo preparato assolutamente nulla, confidando sul fatto che avremmo replicato quanto predisposto per lo scorso viaggio in Austria. Nel primo pomeriggio, di dritto o di storto, moto e bagagli erano pronti e allora via... si parte alla volta di Palermo!
Al porto di Palermo facciamo conoscenza con simpatici personaggi che girano l'Europa a bordo di simpatici mezzi a due o a tre ruote... La domanda che io e Ninalucia ci siamo rivolti all'unisono era: " ma anche noi alla loro età viaggeremo così?". Beh forse meglio così che in camper…



La traversata procede serenamente, a bordo di una nave (complice la non altissima stagione) pressoché deserta e quindi molto comoda. La sera iniziamo ad captare notizie sull'alluvione in corso in Provenza... E ti pareva! Le telefonate della famiglia confermano che tutta la regione che cinge la Cote d'Azure è alluvionata. Che fare allora? andare verso il Nord della Francia? dirigersi verso la Croazia o prendere la nave per la Corsica? Sembrerà strano ma l'imprevisto problema meteo ci lascia comprendere ancor di più la bellezza del viaggio che abbiamo appena intrapreso, un viaggio senza tappe prestabilite, senza hotel da raggiungere, all'insegna della pura libertà e della condivisione. Il nostro viaggio di nozze.

Giorno 2 - 17/06/2010: Genova - Torino.
Lo sbarco a Genova avviene intorno alle 18 sotto un cielo sereno, puntiamo la moto verso nord e ci dirigiamo alla volta di Torino, dove faremo visita persino agli zii. Attendendo gli sviluppi del meteo, decidiamo di fermarci un giorno più del previsto nella città sabauda. A Torino arriviamo all'imbrunire. Troviamo l'hotel, ceniamo dai cugini a lume di candela (mancava l'elettricità nello stabile…) e poi a nanna.

Giorno 3 - 18/06/2010: Torino.
Il centro di Torino è davvero imponente e monumentale, una vera città reale che merita la visita. La mattinata scorre veloce e, dopo pranzo, l'amletico dubbio tra la visita al museo egizio e quello del cinema si scioglie a favore di quest'ultimo. Trascorriamo davvero un paio di belle ore, per noi patiti di cinema è una vera manna... Prendiamo anche l'ascensore che ci porta in cima alla Mole (al cui interno è ospitato il museo). Dall'alto scorgiamo Superga ma non vediamo l'ora di ribaltare la prospettiva ed ammirare la Mole dal celebre colle piemontese! La Basilica di Superga domina tutta Torino, è un posto davvero suggestivo. Non possiamo non fermarci davanti alla lapide che ricorda la tragedia che colpì il grande Torino. L'aereo su cui viaggiava la squadra che componeva i 10/11 della nazionale italiana di calcio si schiantò nottetempo sulla collina di Superga causando un lutto straordinario per tutto lo sport italiano. Andiamo a cena e poi a dormire, domani ci aspetta il passo del Monginepro!

 
Giorno 4 - 19/06/2010: Torino- Olux- Sisteron.
La sveglia suona intorno alle 9, il tempo di fare colazione e caricare la moto e si parte. Torino è illuminata da uno splendido sole, ma il cielo sulle Alpi... beh direi proprio di no. Prendiamo la A32 che da Torino arriva fino alla Francia e la percorriamo fino a Susa. Ci troviamo sul territorio dove passerà la contestatissima Tav, il treno ad alta velocità, che collegherà Torino a Lione. E' una valle stretta, servita da un'autostrada trafficata che si biforca fino all'innesto con il traforo del Frejus. Non riusciamo a contare le scritte "No Tav", tanto sono numerose. I paesini che incontriamo da qui in poi, iniziano ad avere la doppia denominazione Italiano - Francese, il confine è vicino!
Ad Olux iniziamo a salire verso il passo. La strada si increspa di curve, l'aria si fa più leggera e i motociclisti che incrociamo più numerosi.
Di curva in curva arriviamo a Claviere, primo centro oltre il confine di Stato: la foto è d'obbligo. Pochi chilometri ed arriviamo al passo del Monginepro - Montgenevre che archiviamo mentalmente con una spunta nella nostra lista dei passi alpini.


Si scende. C'est la France, bellezza. Sul nostro tragitto castelli e roccheforti medievali mostrano i segni di una linea di confine, ricordo di tempi lontani.
Incontriamo Briacon, bella cittadina con un centro medievale patrimonio dell’Unesco. A Embrun facciamo la pausa pranzo e ci cimentiamo con il nostro francese... Come penso sappiate, in Francia NON si parla null'altro che francese. I tentativi di utilizzare l'inglese fallivano miseramente. Durante le nostre letture pre-viaggio avevamo letto che in Francia si può ordinare o "a la carte", cioè scegliendo una o più pietanze di proprio gradimento, o "a menu", cioè prendendo le due o tre pietanze del giorno. Con il secondo metodo, ovviamente, si risparmia e si è certi di mangiare qualcosa di fresco.
Approfittiamo del pranzo per far passare via i nuvoloni che avevano lasciato qualche goccia sulla moto e ripartiamo. La pioggia non è più un rischio perché i famosi nuvoloni sono spazzati via da un forte vento.
Il tempo incerto ci spinge a fermarci a Sisteron. Sono già le 18, la fatica si fa sentire e vogliamo trovare alloggio per la notte. Qui passerà il Tour de France e la città attende i corridori con una grande festa. Andiamo all'ufficio turistico: qui parlano inglese, evviva!


Verifichiamo la lista degli hotel del paesino (sono solo 5) e scegliamo il nostro. Il primo non va bene, al secondo troviamo una signora molto cortese che conferma (in francese) di disporre di un garage (imprescindibile per i motociclisti) compreso nel prezzo della camera. Accettiamo sorridendo.
La sera ceniamo con delle ottime crepes in un tipico localino, caratteristico ed accogliente. Chiacchieriamo con il gestore che sentendo che a) veniamo dalla Sicilia, b) viaggiamo in moto, c) siamo in viaggio di nozze, quasi si commuove e ci racconta che la sua mamma era di Bagheria (in provincia di Palermo). Strabuzzando gli occhi ci rendiamo conto che noi siciliani siamo diffusi nel mondo come un virus! È un vero peccato che il signore non parlasse neanche una parola di italiano (qualcuna di siciliano sì però…). Gustata la magnifica grappa offerta dalla casa, ci dirigiamo in hotel un po' storti... ma siamo a piedi e ci sta tutta! Buonanotte!

Giorno 5 - 20/06/2010: Sisteron- Aix en Provance
Appena svegli e “colazionati” (un pessimo cappuccino latte - caffè - panna al modico prezzo di 5 euro…) ci dirigiamo verso Mousters Saint Marie, da dove inizieremo il giro delle Gole del Verdon. Qui la strada si fa davvero suggestiva. Lasciamo la statale per strette provinciali che costeggiano il canyon scavato dal fiume. E' una vera goduria per motociclisti che, da tutta Europa, transitano da qui. Le immagini parlano da sole.


Arriviamo a Riez e ci fermiamo per il pranzo. Qui è in corso una festa della transumanza e il paesino brulica di vita. Un mercatino attira la nostra attenzione e non possiamo non comprare una quantità industriale (considerato lo spazio a nostra disposizione) di saponi dai profumi più diversi: cacao, cocco, vaniglia, muschio...
Dopo pranzo facciamo rotta per Aix, dove decidiamo di trascorrere due notti. Arriviamo in città, individuiamo l'ufficio del turismo e ci facciamo dare l'indirizzo dell'hotel che risponde alle nostre esigenze. Indirizzo sul GPS e siamo in camera!
Aix è una bella cittadina, piena di universitari e di giovani. Facciamo un giro per il centro molto vitale e andiamo a cena, cimentandoci ancora una volta con il nostro francese: "Si vois ples du cop de sciampagn"…

Giorno 6 - 21/06/2010 : Aix en Provance- Avignon- Arles- Aix
Finalmente con la moto scarica partiamo alla volta di Avignon, la città dei Papi. Durante il medioevo fu residenza dei Papi che abbandonarono Roma per stabilirsi in questa maestosa fortezza della Provenza. Le mura medievali sono uno spettacolo, ma la visita al Palazzo dei Papi è ancora più emozionante.
Accompagnati dall'audioguida in italiano ci addentriamo per le grandi sale, immergendoci nella vita dei Papi del medioevo. La giornata è soleggiata, ma il vento è davvero fastidioso, e crea effetti inaspettati...


Dopo aver passeggiato per il centro ed esserci pentiti di non aver previsto una notte qui, pranziamo e decidiamo di visitare anche Arles, cittadina famosa per il suo anfiteatro romano (un vero piccolo Colosseo), perfettamente conservato e utilizzato per le corride incruente. Qui, come in Spagna, infatti, hanno luogo las ferias, ma alla fine del combattimento il toro (buon per lui) non viene ucciso. Prendiamo un ottimo gelato, e in un internet point prenotiamo l'hotel per l'indomani.


La giornata non è ancora finita, la voglia di chilometri è ancora molta e allora decidiamo di fare un salto in Camargues, un parco naturale, palustre, fermata per le specie migratorie e famose per i cavalli e per il buon pesce.
Ci dirigiamo verso Sant Marie de la Mar. Qui prendiamo un aperitivo e ci godiamo la vista del mare. Il vento si fa sempre più forte, specialmente in aree libere da costruzioni e vicino al mare.

Sono già le 19, manca oltre 1 ora di moto per rientrare ad Aix, e nei nostri programmi, visto che siamo in solitaria, abbiamo escluso la possibilità di tratte serali. Decidiamo così di sfruttare tutta la luce pomeridiana residua e ci mettiamo in marcia. Il vento ci costringe ad una gran fatica per tenere la moto dritta (scopriremo poi che soffiava ad oltre 60 km/h!).
Al rientro ad Aix siamo vittime (fortunatamente senza conseguenze) di una delle peggiori disavventure mai capitateci in moto. I caselli dell’autostrada sono praticamente deserti, ci accodiamo ad un grosso tir e mentre preparo le monete per il pagamento, mi accorgo che l’autista ingrana la retro. Non so descrivere il sentimento di impotenza che in quel momento mi assale.
Il camion retrocede e nonostante il mio pollice sia inchiodato al clacson, nonostante le mie gambe tentino a più non posso di andare indietro, vedo il paraurti del tir avvicinarsi sempre più alla mia gomma. Semplicemente l’autista non ci vede, e non c’è verso. A quel punto Nina, con uno scatto a dir poco felino, sale sulle pedane e si sporge verso sinistra per farsi notare dallo specchio retrovisore.
Ci vede, si ferma, avrà fatto 3 metri in retromarcia. Apro il cavalletto lascio Nina seduta sulla moto, arrivo alla cabina, apro lo sportello ed vi risparmio ciò che proferisco in inglese all’autista bulgaro…
Arriviamo in hotel abbastanza scossi, ma l’abbiamo scampata. Cena e a nanna, domani ci aspettano i Pirenei Francesi!


Giorni  7 e 8 - 22-23/06/2010: Aix en Provance- Carcassone 
Preparati i bagagli ci avviamo ad una lunga tappa di trasferimento che attraverserà il sud della Francia per dirigerci a Carcassone. Il sole è piuttosto caldo, il vento si è fortunatamente placato e procediamo lungo l’autostrada in direzione Barcelona.
L’autostrada è molto trafficata e approfittiamo delle pause per concederci tratti sulla statale che permettono di spezzare il ritmo e la noia.
Arrivati a Narbone imbocchiamo la E80. Si inizia a salire ma il caldo è intenso. Arriviamo a Carcassone intorno alle 16. Ci rechiamo presso il Mercure, che si trova fuori dalla città medievale ma in posizione davvero strategica, permettendoci di parcheggiare agevolmente e raggiungere agevolmente il centro a piedi.
Al cospetto della città fortificata restiamo letteralmente senza parole. Carcassone è un miracolo della storia e della volontà umana. Costituita da ben due cinte murarie che attorniano una città a base circolare, custodisce al suo interno una magnifica chiesa in stile gotico ed una fortezza, a sua volta circondata da fossato e mura. E’ davvero un capolavoro di architettura medievale e frutto del più grande restauro di inizio novecento: l’inserimento tra i capolavori tutelati dall’Unesco è anche troppo poco..


Andorra è vicina ma rinunciamo a visitarla. Il viaggio fin qui è stato lungo, quello di rientro verso Ventimiglia lo sarà altrettanto, decidiamo per una pausa “stanziale”.
Trascorriamo a Carcassone due giorni, coccolati dal servizio dell’hotel e dalle bellezze dei luoghi. Ceniamo magnificamente entrambe le sere: in un elegante bistrot la prima, in un ristorante medievale (senza la forchetta!) la seconda. E ci dedichiamo anche allo shopping, decidendo di inviare tutti i souvenir in Italia tramite pacco postale. E così tra bottiglie di vino, magliette, poster, calamite da frigo, i 15 kg del pacco internazionale sono pronti ad approdare in Sicilia!


Giorno 9 - 24/06/2010: Carcassone – Venasque
Lasciamo Carcassone con ancora negli occhi la bellezza delle imponenti mura e ci riavviciniamo alla Provenza. Degli amici ci avevano parlato di un paesino incastonato nel cuore delle distese di lavanda, Venasque. Forse è la volta buona. Forse scorgeremo un po’ di quella lavanda dal viola inteso che campeggia su ogni copertina di ogni guida turistica della Provenza.
Affaticati dal tappone autostradale, arriviamo al b&b prescelto, dove incontriamo una distinta signora che ci mostra le bellezze di casa propria e che ci comunica che – purtroppo – è al completo. Non ci perdiamo d’animo e ci facciamo suggerire un altro grazioso b&b in campagna. Alberi, stradine isolate e tanto verde: ci sentiamo a casa! Arriviamo giusto in tempo per assistere al secondo tempo di Italia - Slovacchia e siamo contenti di aver perso il primo…
Dopo un pomeriggio all’insegna del relax, cerchiamo un ristorantino in cui cenare e la nostra scelta cade su un localino giusto sulla piazza principale. Gustiamo le delizie dello chef, che subito dopo abbiamo il piacere di conoscere, e del buon rosso.
Non è che dopo cena ci sia molto da fare, così dopo una passeggiatina per il borgo torniamo al b&b.


Giorno 10 - 25/06/2010: Venasque - Cote Azure
Buongiorno! Oggi è il mio 33^ compleanno, siamo in Francia, in moto ed in viaggio di nozze: meglio di così.
Dopo una bella colazione, baciati dal sole, ci mettiamo in marcia. La destinazione della mattina è l’Abazia di Senanque: non possiamo sbagliare, ci hanno assicurato che qui la lavanda c’è. Arriviamo percorrendo strade secondarie molto suggestive e pressoché deserte. L’Abazia è davvero maestosa, ma non abbiamo il tempo di una visita approfondita all’interno. Ci accontentiamo del periplo e degli esterni. E del viola della lavanda…Se sia intenso o meno, giudicatelo da soli…


Rivolgendo un pensiero "affettuoso" al sig. Lonely Planet, al sig. Mondadori ed anche al sig. Touring Club per la consulenza fornitaci sulla presenza della lavanda durante il giugno provenzale, inforchiamo la moto verso la Costa Azzurra. Puntiamo a seguire la statale che tra qualche giorno ci porterà a Ventimiglia, toccando le località dei ricconi in vacanza.
Saint Tropez è la prima tappa, dove festeggiamo il mio compleanno concedendoci il lusso di un grandioso ristorante dotato di ampio parcheggio vista moto: Mc Donalds!
Tutta la statale è un interminabile susseguirsi di barche da sogno e bisarche cariche di auto sportive. Entriamo a Cannes e sulla Croisette incrociamo i negozi “per-gli-uomini-che-si-augurano-che-non-glielo-si-chieda-mai”.
La statale ci regala paesaggi belli…ma vuoi mettere con la riviera di Taormina?!
Prenotiamo una camera in un residence ad Antibes. E questa volta il nostro GPS toppa: impieghiamo oltre un’ora per trovare l’indirizzo e solo grazie alla cortesia di un motociclista locale riusciamo a trovare la via giusta. Arrivati al residence ci viene detto che la struttura è nuova, la strada di recedente denominazione e che erano consapevoli delle difficoltà di reperimento. In compenso la struttura è davvero accogliente: abbiamo a disposizione un miniappartamento con cucina, salottino, bagno e camera. Andiamo a cena abbastanza stremati perché dobbiamo festeggiare, no?

Giorno 11 - 26/06/2010: Antibes- Genova.
E’ ora di andare a prendere la nave per Genova. Dobbiamo essere al porto per le ore 19. Colazione, bagagli e giù in garage (pagato extra…) per caricare la moto. Ma la moto non c’è! Nonostante ricordassi benissimo il box all’interno del quale l’avevo ricoverata ieri sera, la moto proprio non c’è. Da nessuna parte. Sparita, da dentro il garage, pagato extra! Inizio a pensare a come arrivare a Genova senza moto per prendere la nave. Penso di salire in reception per chiedere informazioni. Entriamo in ascensore e solo lì mi accorgo che il garage ha 2 piani sottoterra… Sono al -1, schiaccio lo 0 ed eccola: è lì dove l’avevo lasciata ieri sera. Che sudata!
Con un sorriso a 32 denti usciamo da Antibes e ci dirigiamo verso il Principato di Monaco. Entriamo a Monte Carlo e non possiamo che cercare il mitico tunnel della Formula 1, che percorriamo con profonda soddisfazione. Una foto davanti al Casinò e al monumento a Fangio e saliamo su sul promontorio a vedere dall’alto uno splendido paesaggio. Bello davvero.


Varchiamo i confini patri. Ci fermiamo a Sanremo per il pranzo e poi a Genova per imbarcarci: siamo nuovamente sulla nave che ci porterà a Palermo e poi da lì fino a casa.
E’ stato un viaggio bellissimo, è stato il “nostro” viaggio di nozze, fortemente voluto ma al tempo stesso quasi improvvisato.
La mente è piena di luoghi, di odori, di sapori, di volti e sentiamo l’esigenza di dare un ordine questa “nube” di ricordi. Di legare i luoghi alle emozioni del momento, di condividere con le persone a noi care la nostra gioia, di regalare a chiunque spunti utili ad un viaggio (per caso) in Provenza.
A proposito… ma la lavanda?

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L'autore di questo report di viaggio, Luciano Paglia, vive e lavora a Catania, dove è facile incontrarlo in sella alla sua fedele BMW R1150 GS. Per ulteriori info sul suo viaggio in Provenza potete contattarlo all'indirizzo e-mail il.capro@hotmail.it.

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